VENEZIA, ACQUA ALTA
COSì LA TECNOLOGIA
PROTEGGE L’OLANDA
DALLE INONDAZIONI
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SE l’acqua alta tormenta Venezia – priva ancora della difesa del Mose – ci sono città e nazioni del mondo che hanno subìto aggressioni del mare ancora più forti. E’ il caso dell’Olanda che, nel 1953, dovette affrontare la grande inondazione ribattezzata Zelanda. Da quel momento, gli olandesi si sono rimboccati le maniche ed hanno lavorato, per 43 anni, al Piano Delta. Scrive l’agenzia Agi che “si tratta del più grande sistema al mondo di protezione dal mare”. Un argine efficiente che protegge “la zona densamente popolata della foce del Reno, della Mosa e della Schelda”.

ACQUA ALTA VENEZIA – L’OPERA
CHE AIUTA AMSTERDAM

Il Piano Delta ha messo in campo 13 opere idrauliche: tre chiuse, sei dighe e quattro barriere anti-mareggiata. Grazie a queste strutture, l’Olanda si è sottratta al terribile destino che ne avrebbe fatto una enorme palude, mentre oggi è la quinta economia dell’area dell’euro. Non solo. Le soluzioni tecniche degli olandesi sono così valide da essere esportate nel mondo, ovunque servano, con importanti benefici per i conti del Paese. L’opera di sbarramento forse più nota si chiama Oosterscheldekering, la barriera della Scheda orientale. Costruita tra il 1976 e il 1986, protegge Amsterdam. Costò 2,5 miliardi di euro, dunque due terzi dell’intero Piano Delta,

ACQUA ALTA VENEZIA – DIGA
OLANDESE ATTIVA DI RADO

La diga anti-mareggiata – lunga 9 chilometri, la più estesa dell’Olanda – è formata da 65 piloni e 62 paratie scorrevoli alte dai 6 ai 12 metri, che si muovono verso l’alto e il basso, azionate dall’isola di Neeltje Jans. Le paratie vengono chiuse in media una volta all’anno quando si prevede un innalzamento del livello dell’acqua di tre metri rispetto al Nap, il “Livello Normale di Amsterdam”, utilizzato da secoli nel Paese come punto di riferimento per tutte le misurazioni del livello del suolo.

ACQUA ALTA VENEZIA
NORD EUROPA TUTELA PESCI  

In 75 minuti le paratie vengono chiuse completamente, proteggendo quindi gli olandesi da eventuali inondazioni dal Mare del Nord. Il progetto iniziale prevedeva la costruzione di una diga chiusa ma poi, grazie alla collaborazione di ambientalisti, pescatori e ostricoltori, è stato modificato in una diga semiaperta per evitare la scomparsa della flora e fauna marina. I marinai possono ancora raggiungere il mare aperto attraverso la barriera passando per la chiusa Roompotsluis. Tuttora quindi vanno a pescare le aragoste della Schelda orientale. Inoltre la barriera – lungo cui corre una strada – collega anche le isole di Schouwen-Duiveland e Noord-Beveland nella provincia dello Zeeland. L’intera area, importante attrazione turistica, è stata dichiarata “Parco nazionale della Schelda orientale”.

VIDEO – AMSTERDAM, LONDRA, SAN PIETROBURGO
QUI IN BASSO, IL PREMIER CONTE

 

 

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Punto stampa insieme al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli

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